 | | La famiglia Freud |
E tutto compare e scompare come in un limbo di sogno. Mi succede spesso, mi sveglio e cerco un’immagine, un ricordo. Cerco parole che passavano dalla tua bocca per il mondo, parole rimaste che ho preso per me. Restano in lunghi silenzi, adesso, dopo il dolore. Cerco un senso per tutto, questa è la mia reazione, il mio meccanismo, la mia difesa, probabilmente. Quella che cerco di usare per aprire agli altri gli occhi. Di tutto il brutale riflesso del mondo, della guerra, della sopraffazione, dell’idea che poteva passare e restare negli occhi degli altri, quello dell’infanzia mi premeva di più, e così sono andata verso loro.
Padre, i tuoi studi profondi, affannati sono diventati i miei, rivolti a quella debolezza che volevo salvare, che potevo riconoscere, che avevo sentito, come una forma di non amore, di indifferenza, che mi accompagnava da tutta la vita. Dai bambini si genera il mondo, il futuro, dall'affetto dato e mancato si genera quello che uomo, quello che donna, sarà. Anche se qualunque educazione buona o pessima che sia, ha la sua chiave di fuga, nascosta per bene dentro ognuno di noi. L’ho sempre saputo, lo sapevo quando da sola pensavo osservando il resto di quella ingombrante famiglia a ruotare con noi.
Non ero abbastanza bella, come i miei fratelli, abbastanza interessante, abbastanza per essere stretta in abbracci di affetto, e mi sono mancati, ma non mi hanno piegata. Lo sai bene anche tu, padre, che studiavi il pensiero incosciente, e anche oltre, che cercavi risposte dietro le palpebre socchiuse di chi si fidava, chissà se pensasti anche tu, al perché e a come una donna che genera un figlio, lo possa guardare con occhi diversi, con occhi mancanti di affetto materno. Forse lo sapevi anche tu, so che sapevi, lo sapevi quando piegavo la testa per non piangere troppo, quando al lago, gli altri ridevano di schizzi e per me non ce n’era di posto in nessuna canoa. Niente gita, per me non ce n’era di spazio. “Perché tu preferisci restare da sola” Perché io per non ferire nessuno, non osavo rispondere e ingoiavo il dolore di sentirmi così.
E una volta, la prima di tutte, che forse il mio viso deluso sembrò più disperso di sempre, il tuo viso severo da dietro gli occhiali, si sciolse specchiandosi dentro i miei occhi. Tu, padre mi prendesti tra le braccia, sollevata dal mondo, dal dolore e dall'amore mancato, ho sentito che, basta, era ora di cedere al cercare impossibile. I bambini sanno per istinto come difendere sé stessi dal dolore, decisi che mio padre sarebbe stato il mio unico punto di vista davanti. Un cordone allentato strappato, e nascevo di nuovo. Guarda la foto padre, un bianco e nero ordinato impettito, ci siamo tutti, anche il nonno, eleganti, bellissimi io vicina e distante, lei messa al centro madre matrona, bella e lontana, amore di madre che non mi ha mai concesso, persino il mio nome sembrava soltanto un banale ripiego. Ma anche questo è servito, tutto è servito per fare di me ciò che ora so di essere.
Adesso ti penso nel dolore provato, il mondo crollava spezzato dal male che ingoiava il tuo vivere, Io e lei accanto, vicine, nemmeno in quegli attimi mi dava conforto, e intanto sapevo che tutto il futuro avrebbe parlato di te, che quello che volevo era renderti fiero e renderti grazie, per le cose lasciate, per cose che al mondo lasciavi nel tempo. Qualcuno ha pensato che fossero inutili, tanti altri no, altrimenti noi no, non saremmo qui a Londra. Io, e te padre a guardare il dolore diretto negli occhi, lo sento ti piega nonostante sei sempre sembrato indomabile roccia. “Se pensi sia giusto, ora, lasciami andare” e affidavi a me il tuo vivere ultimo. Voglio solo tu sappia che quello che sono, lo dedico a te, allo studio perenne che hai fatto della tua enorme vita.
I bambini che salvo, che voglio levare dall'orrore perpetuo negli occhi di guerra, e una donna mi affianca, lo so che lo sai, che capisci il mio “Io” quello che provo dentro, e che il mondo disgusta. Lei vive con me, ed io vivo con lei, a sollevare le anime di chi ha conosciuto il dolore primario che coglie bambini, io l’ho conosciuto e saprò come accoglierlo, per vedere finalmente i ricordi farsi forza, il presente farsi avanti. Guarda padre, ti cerco nei sogni ci dev'essere un motivo perché ancora ti sogno a distanza di tempo, ricordo le mani, il tuo viso severo, il dolcissimo volto che il mondo ignorava, le spalle sicure di un padre ingombrante. Adesso vai, io continuo per te. Sarai per il mondo, un genio indiscusso, per me sarai padre. Soltanto mio padre. Anna. Londra 1938.
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