 | Sara, vittima dell'ennesimo femminicidio |
Ci sono volute otto ore per tirare fuori la verità, la confessione dopo aver tentato il tutto per tutto per scagionarsi. Vincenzo Paduano 27 anni, la guardia giurata accusata di aver ucciso la sua ex Sara Di Pietrantonio, studentessa di economia 22 enne. I due erano stati insieme tra alti e bassi per circa due anni, poi la relazione che finisce, uno dei due che cerca di dimenticare, uno dei due che invece non riesce ad andare avanti, cova pensieri ossessivi, sfiora la patologia, una patologia che non lo assolverà. Il delitto di Sara ennesimo femminicidio, l’ennesima forma di prevaricazione, annientamento dell’altro, ma c’è un fondo di crudeltà che rende la dinamica dell’omicidio così mostruosa, che la prima sensazione è non poter raccontare, fino a che non ci si accorge che non si può tacere, non si può non raccontare.
E incalzato dalle domande degli inquirenti, Paduano sputa fuori la ricostruzione della notte in cui ha deciso dovesse essere l’ultima notte di Sara. Paduano ha sentenziato, ha condannato, deciso senza lasciare spazio a nessuna forma di possibilità di salvezza. La premeditazione, la crudeltà, Sara è stata seguita in un pub con un’amica, a casa del ragazzo che frequentava da poco. Il suo ex, ha atteso che uscisse, che fosse sola, sapeva la strada che avrebbe percorso, lasciando il lavoro dell’evidente turno di notte come guardia giurata e probabilmente con un dispositivo telefonico che gli permetteva di seguire gli spostamenti della ragazza, era fermo ad aspettare. Aspettava la sua preda: “Volevo solo spaventarla” ha detto in prima battuta durante l’interrogatorio, tentando inizialmente di negare, ribadendo agli inquirenti di essere stato al lavoro, estraneo al fatto.
Ma c’è una telecamera, che forse non aveva considerato, mostra la lite con lei, mostra una macchina in fiamme, mostra la sua auto in fuga. Sara, la sua auto è stata speronata, uscita fuori, è iniziata la lite. I due sono a bordo ancora. “Abbiamo cominciato a litigare, e ho tirato fuori la bottiglietta di alcool, l’ho spruzzato nell'auto e addosso a Sara” ha confessato Paduano. Sara scappa, la macchina a fuoco, chiede aiuto, in via della Magliana sono quasi le quattro del mattino, qualcuno dirà di aver visto una ragazza bionda sbracciarsi, senza capire cosa fosse, pensando si trattasse di una lite, così le auto tirano dritto, spaventate dalle fiamme forse, da una scena che non capiscono forse, forse i passanti sono troppo giovani...
Forse hanno avuto solo paura. Secondo gli inquirenti se qualcuno avesse fatto una chiamata di emergenza forse, Sara, sarebbe ancora viva. Ma la paura si sa, fa tutti vili, inutile continuare a dirsi supereroi, quello che è successo nella notte tra sabato e domenica scorsi, una scena da film horror, è qualcosa che la mente umana forse non riesce a realizzare subito come umana, come reale.
Nessuna giustificazione vana, per carità, ma l’assassino è uno, e per il momento attende in carcere la sua sentenza, l’autopsia dirà il come, ma non spiegherà il perché. Non spiegherà perché le donne continuano ad essere considerate alla stregua di cose, da prendere, buttare via, da riprendere quando tentano la loro via di fuga da una storia finita. Sfiniti continuiamo a ripetere di stare lontani, alla larga da atteggiamenti equivoci, da ex insistenti, da ultimi, inutili appuntamenti. E ci rendiamo conto di come anche qui, la faccia del mostro abbia la faccia assolutamente normale del ragazzo normale che potrebbe essere accanto alle nostre figlie, sorelle, amiche.
E se le amiche di lei, ricordano la sua gelosia, la sua ossessione per lei, la madre della vittima lo ricorda, come un bravo ragazzo “Il figlio maschio che non ho avuto” la faccia normale di un uomo normale, che ha perso la donna che amava, a suo modo, nel modo sbagliato nel modo ossessionato, che no, non possiamo definire amore. La faccia normale di un mostro normale, che in un sabato qualunque ha cambiato per sempre la sua vita, quella della sua famiglia, della famiglia che piange lei, una ragazza bellissima, giovane, con tutta la vita davanti, che ha smesso di vivere solo per aver deciso di essere libera di amare, o di non amare.
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