 | Christo e Jeanne Claude in uno scatto del 1982 |
Tutto ebbe inizio a Parigi, come nelle migliori storie d’amore, quale se non la città romantica per eccellenza poteva fare da sfondo ad un amore durato quasi cinquant’anni. Quando dopo la fuga dalla Polonia l’approdo a Vienna poi a Ginevra, Parigi fu il fulcro. Lì dove tutto cominciava. Le prime opere furono disegni astratti, la prima firma il cognome di famiglia, poi divenne solo “Christo”.
Vent’anni, artista di strada, l’apolide Christo, Christo Vladimirov Yavachev, nato in Bulgaria, figlio di ogni viaggio che sarebbe stata patria, aveva probabilmente scritto nel destino, e nel nome un percorso che non poteva che essere distinzione. Una vita che cominciava dai marciapiedi, ai margini, che per caso incrociava uno sguardo. Jeanne Claude, aveva già un uomo accanto quando i loro occhi furono di fronte. Lei gli commissionò un ritratto per sua madre. Dopo quel ritratto, dopo Parigi, dopo il matrimonio di lei…niente proseguì allo stesso modo.
Un sodalizio durato quasi cinquant'anni, fino a che Jeanne Claude nel 2009 volava via per sempre. Ma fino ad allora, ogni progetto era firmato in due, e di strada la coppia, che sarebbe diventata la più solida e importante del panorama artistico internazionale, ne ha fatta tanta. I due maggiori rappresentanti della Land Art, una forma d’arte sorta negli States, alla fine dei mitici ’60, caratterizzata dalla fusione dell’artista con il territorio, in una unicità con la natura, che è esaltazione, valorizzazione di spazi naturali incontaminati, deserti, laghi, praterie.
Costruzioni monumentali, che richiedono tempi lunghissimi di preparazione, per poi durare lo spazio di essere contemplati e via, smontati senza alterare nessun equilibrio. È così, e questa è anche la legge di Christo, uno dei suoi comandamenti, insieme al non contemplare denaro, o sponsor, per potersi sentire libero, sempre. Quarant'anni dopo Porta Pinciana a Roma imballata nel 1974, Christo è tornato in Italia per dar vita ad uno dei suoi lunghissimi e controversi sogni. Uno dei sogni che è poi un sogno per ogni essere umano (forse) quello di poter camminare sull'acqua.
Christo? Lo ha sognato, progettato, provato, disfatto per la mancanza di permessi più di una volta. Pensato quando erano ancora due, e realizzato oggi che Jeanne Claude è una partecipazione morale accanto a lui. Occorreva un posto mirabile per camminare sulle acque, e quel posto incastonato tra monti e colline baciato dall'acqua è stato il Lago d’Iseo incantato e incantevole. Sei mesi di preparativi, “The Floating Piers” una banchina sospesa sull'acqua, potrebbe sembrare un’idea semplice, e forse lo è ma come tutte le idee semplici, non ha certo minor lavoro intorno perché dal sogno si tramuti in realtà.
Inaugurata il 18 giugno, resterà accessibile e gratuita, fino al 3 luglio. 55mila visitatori solo per l’inaugurazione, tra polemiche e minacce di temporali che hanno costretto alla ritirata sulla terraferma già il primo giorno. Dopo l’allerta meteo di questi giorni, la tragedia consumatasi sabato scorso quando una giovane 27enne turista rumena ha perso la vita cadendo in acqua forse a causa di un malore; piccole e grandi critiche, la passerella continua comunque ad attirare migliaia di turisti. Gli occhi del mondo intero sono puntati su questo angolo di Paradiso, su questa costruzione che collega Sulzano alla costa di Monte Isola, un abbraccio che continua sul litorale fino a Sensole, in una circumnavigazione della piccola Isola di San Paolo proprietà della famiglia Beretta (quelli della fabbrica d’armi).
Oggi che Christo i suoi progetti li finanzia da solo, che la sua straordinaria arte ancora a distanza di tanti anni ferma ancora il mondo anche se per un momento brevissimo, se i sogni degli uomini un po’ si possono rassomigliare, allora val la pena percorrere i quasi quattro chilometri di quel tessuto arancione pensato magari insieme a lei, quando a far progetti e sogni si era in due, quando ancora prima, il nome di Christo non era che una firma su un ritratto di donna…
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