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12 Luglio 2016
I valori e i diritti non sempre universali
di Gianni Pezzano


I valori e i diritti non sempre universali

Le rivoluzioni hanno delle fasi ben identificabili, le oppressioni iniziali, lo scoppio della rabbia, la rimozione delle classi dirigenti responsabili  delle oppressioni, poi l’inizio delle lotte tra i rivoluzionari per riempire il vuoto e molto spesso queste nuove lotte sono peggiori degli scontri iniziali. Questo fu il modello della Rivoluzione Francese, poi ripetuta in Russia e in altri paesi. Come disse Leon Trotsky, rivoluzionario ucciso da un sicario inviato dal suo ex compagno Stalin, “Tutto è relativo in questo mondo, dove solo il cambiamento dura”.

 

Ho pensato a questo mentre guardavo un documentario del Palazzo imperiale di San Pietroburgo e la gioia dei dirigenti a preservare i ricordi di Pietro il Grande, il fondatore della città. Una volta questa gioia sarebbe stata punita dai sovietici, ma ora gli eredi della Rivoluzione di Ottobre del 1917 hanno ritrovato la gioia del loro passato che i loro bisnonni avevano ripudiato.

 

Ogni rivoluzione produce documenti che dichiarano parole bellissime, ma inevitabilmente, queste parole e ideali cambiano perché i rivoluzionari che le scrissero non potevano prevedere quel che sarebbe successo al mondo nel corso di decenni e secoli. Ma dobbiamo riconoscere che non sempre la voglia di cambiare le carte costituzionali viene dalla semplice voglia di dare più potere a gruppi limitati, come molti temono, ma spesso per il semplice fatto che i vari padri fondatori non potevano prevedere i cambi inevitabili della nostra società.

 

Tutte le carte costituzionali parlano di valori “fondamentali” e “universali” che tutti cercano di proteggere, ma ora vediamo come queste carte ora creano problemi che vediamo in molte delle democrazie.

 

Parliamo delle frasi più belle condivise da tutti. È facile per i padri fondatori parlare di parità di diritti di ciascuno di noi, ma nel caso degli Stati Uniti questi diritti erano negati a una parte della popolazione nei primi decenni della nazione, gli schiavi. Per molti degli autori della costituzione americana non erano cittadini, ma proprietà da vendere e comprare ed infatti per gli Stati del Sud la perdita della loro proprietà fu il primo motivo dello scoppio della Guerra di Secessione nel 1860, anche se nascosto con la frase “diritti degli Stati di stabilire le regole di commercio”.

 

Sappiamo che questi problemi esistono tuttora negli Stati Uniti, ma ora si aggiungono la lotta di altri gruppi per parità di trattamento come le comunità gay, lesbiche e transessuali che gli uomini di Stato della fine del 700 non avrebbero mai potuto prevedere.

 

Allo stesso modo e per gli stessi motivi il dibattito accesissimo in quel paese sul diritto di portare armi, che i difensori considerano un “diritto universale e intoccabile”. Ma gli architetti della costituzione avrebbero potuto mai immaginare gli oltre trentamila morti all'anno a causa delle armi? Peggio ancora, avrebbero  mai potuto prevedere le armi micidiali moderne che ora molti cittadini tengono in casa con la scusa della “protezione personale”?

 

Alcuni giuristi, tra i quali Antonin Scalia il giudice della Corte Suprema di origini italiane  morto pochi mesi fa, ritengono che la carta costituzionale sia da leggere considerando le intenzioni originali dei suoi autori. Però, sarebbe impossibile sapere con precisione queste intenzioni, come sarebbe impossibile utilizzarle in condizioni che gli autori stessi non potevano mai immaginare.

 

In una caso specifico gli sviluppi scientifici di questi ultimi decenni hanno tolto le basi delle considerazioni morali ed etniche della frase “qualità di vita”.

 

Sarebbe facile dire che i filosofi di una volta consideravano condizioni le guerre, le carestie e le dittature su popolazioni, ma oggigiorno questi semplici concetti non bastano più. Con le tecnologie moderne il durare di certe malattie e il preservare il corpo oltre la morte cerebrale del malato, il concetto di vita e di morte non è più cosi facile da definire.

 

Secoli fa il concetto di eutanasia non sarebbe stato così importante perché le malattie e gli infortuni uccidevano spesso e velocemente, come vediamo nelle statistiche delle aspettative di vita nel corso dei decenni. I trattati dei filosofi del passato non potevano prevedere questi sviluppi e quindi le carte costituzionali e gli ideali universali contenuti in essi non bastano più per decidere come la politica possa garantire la “qualità di vita” e anche se istituire un “diritto alla morte”.

 

Non è un caso che molti dei difensori della vita ad ogni costo vengano da gruppi e filosofie religiose, sia cristiane che di altre religioni. Questo non vuol dire che le religioni abbiano automaticamente torto o ragione, ma certamente hanno una base filosofica personale molto più preparata di coloro che richiedono il  diritto di scegliere il momento e le condizioni del malato alla propria morte. Senza scordare poi i casi più tragici, come quella di Eluana Englaro dove fu la famiglia a combattere per questo diritto.

 

Ognuno di questi casi nominati sono stati soggetti a considerazioni etiche, morali, ma dobbiamo riconoscere che alla fine diventano prima o poi vicende politiche, sia perché i cambi dei tempi ci costringono a riconsiderare alcuni aspetti delle carte costituzionali, ma anche e soprattutto perché sono casi e considerazioni che devono avere conseguenze sulle leggi in vigore per mettere in azione le decisioni finali.

 

Infine, consideriamo il diritto che oggigiorno è al centro di molte controversie, il diritto di espressione. Nessuno mette in dubbio questo diritto,  ma vuol dire automaticamente poter dire e diffondere bugie e diffamazione? Questo diritto era semplice in un mondo dove le frasi non andavano oltre il discorso privato, ma nel mondo d’oggi abbiamo mezzi come i social media che permettono a chiunque di poter dire e distribuire al mondo falsità per scopi politici o demagogici. In parte la legge protegge i cittadini ma a che punto il diritto di esprimere opinioni comincia a infrangere il diritto dei cittadini di vivere in pace senza sentirsi in pericolo?

 

Le carte costituzionali sono importanti, ma come ogni aspetto della nostra vita sono soggette a cambiamenti e modifiche, sia per motivi tecnici che perché alcune delle clausole non sono più attuali in base ai cambiamenti dei tempi e alla tecnologia.

 

Il rivoluzionario di ieri ha cambiato il mondo perché ha visto quel che non andava nel suo paese e ha agito per poter migliorarlo e in questo il mondo non è cambiato. Perciò ogni paese, di momento in momento deve guardare alle sue carte costituzionali per assicurare che riflettano sempre ogni aspetto dei diritti fondamentali, ma deve anche evolversi per riflettere quei cambiamenti che gli autori originali non avrebbero potuto mai prevedere








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