 | | contro la violenza sulle donne |
In occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne le bacheche social si sono riempite di slogan, immagini e post per affermare e urlare a gran voce contro il femminicidio, e proprio mentre si moltiplicavano i messaggi, si aggiungeva una nuova vita alla lunga lista delle vittime di una guerra infima che non conosce confini, e soprattutto non accenna ad avere fine. Elizabeth peruviana aveva 29 anni, due figli, un compagno italiano che si è liberato la coscienza dopo averla strangolata, denunciandosi probabilmente in preda ad un rimorso che non lenirà le ferite di chi resta. Figli senza più una madre, figli senza più un padre come in tanti altri, troppi casi. Figli di attacchi crudeli, vittime immolate sull'altare di un amore non amore.
Non ci sono differenze, non esistono casistiche che possono concedere margini di sicurezza. L’affronto per l’amore finito, è una macchia indelebile sulla coscienza di uomini deboli accomunati dalla stessa rabbia. Non c’è sempre il degrado, non c’è sempre l’ignoranza, spesso c’è tutt'altro, spesso c’è l’apparente normalità, e un excursus molto simile per tutte. La violenza psicologica, la sopraffazione che poi arriva al margine della persecuzione e troppo spesso il delitto. Muoiono per mano di compagni, mariti, una donna su tre, una donna ogni tre giorni secondo i dati Eures, l'Istituto di ricerche economiche e sociali che da anni dedica al fenomeno un Osservatorio.
Elizabeth la 117esima vittima, in Italia negli ultimi dieci anni le donne uccise sono 1.740, buona parte di queste vite stroncate all'interno della famiglia. Quelle che restano sono chiamate le “Vittime trasversali” i piccoli il cui amore è spezzato da mani conosciute, che avrebbero dovuto proteggere. In questo mese in Italia sono 16, figli orfani, che arrivano contando gli ultimi 15 anni a quota 1628. Una strage dalle proporzioni enormi, per la quale si muove una proposta di legge per la loro tutela, al pari delle vittime di terrorismo e mafia. Battaglie diverse con lo stesso spargimento di sangue, con la stessa lunghissima scia di dolore.
“La situazione della donna in Italia, oggi, è allarmante- conferma Gabriella Guarnieri Moscatelli, presiedente del Telefono Rosa- stiamo perdendo punti nel lavoro, nei diritti, in temi come quelli dell'aborto e nella violenza. I femminicidi sono sempre tanti. Stiamo tornando lentamente indietro”. Intanto nella giornata di sabato a Roma si svolgerà una manifestazione, promossa dalla rete Non Una di Meno e sarà la prima tappa per arrivare a proporre un “Piano Femminista” contro la violenza maschile e una grande mobilitazione che affermi la forza femminile.
Da diversi mesi molte associazioni di donne hanno cominciato a confrontarsi sui temi principali come quello dell’educazione alle differenze. Il 27 novembre dalle 10.00, nella scuola elementare Federico Di Donato (via Nino Bixio 83), è in programma una nuova assemblea nazionale, divisa in tavoli tematici che si concluderà con una plenaria sul come dare continuità al percorso, ma le manifestazioni sono previste anche in tutto il resto d’Italia, perché in questo terribile spaccato, non esistono colori politici a dividere, come non esistono barriere e differenze, in queste forme di violenza che colpiscono al cuore senza distinzioni.
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