 | | l'agguato a Soccavo |
È morto come un boss Renato Di Giovanni ventun anni compiuti i primi di gennaio ventun anni fino alle 12 e 15 circa, quando ha smesso di averne, spezzato dai colpi di due sicari fuggiti via in scooter tra la folla. Venerdì mattina via Montevergine, Soccavo, nel viavai distratto davanti alla Chiesa di Santa Maria di Montevergine, resta a terra coperto dal lenzuolo bianco di rito, la sua faccia postata a ricordo sui social mostra gli occhi di uno dei tanti giovani che si muovono nelle nostre periferie, viso da bambino, le cuffie alle orecchie la maglia del Napoli.
Renato sembra più piccolo di quello che è. dicevano che fosse sveglio e che bazzicasse per brutte strade, precedenti per reati legati alla droga e obbligo di firma. Era ritenuto vicino ad uno dei clan del luogo, l’omicidio sembra maturato nell’ambito dello scontro armato tra due dei tanti che si contendono la zona tra droga ed estorsioni. Ma Riccardo non era solo quello, era stato una promessa del calcio, tesserato nel club di De Laurentiis prima di passare in serie D e finire nel giro che gli è scostato la vita. Un trequartista della Primavera del Napoli, arrivato dalla scuola di calcio Damiano Promotion del presidente Carmine Tascone.
"Oggi la Viareggio Cup è in lutto: la notizia della tragica morte del giovane Renato Di Giovanni, ucciso a Napoli, rattrista questi giorni di febbrile attesa dell'evento del 2017. Siamo vicini alla sua famiglia e al Napoli” le parole di Alessandro Palagi, presidente del Cgc Viareggio, la società organizzatrice della manifestazione calcistica giovanile, alla quale il giovane aveva partecipato nell’edizione 2014 segnando contro gli australiani dell’Apia Leichardt.
Poi brevi apparizioni, scelte sbagliate. Fino ad oggi. Oggi restano messaggi, immagini ricordi, amici che postano il dolore per la perdita di un compagno che tutti ricordano come un ragazzo sveglio. Non certo un delinquente.
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