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Cultura - SocietàFrancesco Pisani

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17 Maggio 2020
2020: l'anno del giudizio per il mondo dell'auto
di Francesco Pisani



2020: l'anno del giudizio per il mondo dell'auto
auto

Questo virus rappresenta un bivio per il mondo. Questo ormai lo abbiamo capito. Ci saranno dei cambiamenti importanti che riguarderanno tutti noi nei prossimi mesi e ogni settore dell’economia reale rischia di vedere dei grossi cambiamenti. Sicuramente ci sarà un impatto di breve periodo sulla disoccupazione e sulle piccole e medie imprese. Ma anche i colossi dovranno rivedere i propri conti.

E proprio a questo riguardo uno dei settori che notoriamente ha un impatto diretto sul PIL di ogni nazione è quello dell’auto. Infatti tra la produzione diretta e l’indotto ad esse collegato il settore auto vale circa il 5% del PIL di un paese come l’Italia. Numeri non da poco ma ancora superiori se si pensa al numero di addetti.

Ebbene, proprio l’auto sembra avere necessità di un grosso aiuto da parte dei governi. Infatti le prime stime parlano di un crollo anche superiore al 70%. Numeri che, evidentemente, non sono sostenibili per nessuno senza un aiuto di stato.

Serve quindi un aiuto immediato magari passando attraverso degli incentivi collegati o meno alla mobilità elettrica o a basso inquinamento. Non si può e non si deve aspettare oltre.

In ballo ci sono posti di lavoro, tecnologia e primati a livello mondiale. Ricordiamo infatti che neasun paese avanzato può rinunciare ad un settore strategico come quello della produzione di auto.

Parliamo poi degli scenari futuri. In questo momento si vedono un po’ ovunque stime di ogni tipo. Praticamente non c’è società di consulenza che non ne abbia fatto uno. Tralasciando, quindi, la ressa di questi consulenti, cerchiami di immaginare insieme cosa ci aspetta da qui a fine anno.

In primis, la ripartenza avverrà a ridosso del periodo estivo. Notoriamente un periodo in cui le vendite si arrestano. Inoltre la ripartenza avverrà con una certa lentezza e vedrà una riduzione del potere di acquisto per molte categorie. Se infatti ci sono i lavoratori dipendenti che in linea di massima non hanno visto scendere in modo drastico il proprio reddito, ci sono altresì categorie di piccoli imprenditori che si trovano di fronte ad uno scenario di drammatica riduzione delle proprie entrate.

E qui si deve fare una prima divisione in base al livello debitorio di ciascuno. Chi era sul mercato da tempo forse potrà fare fronte alle spese di questi 3 mesi e ripartire seppure mettendo in conto guadagni almeno dimezzati fino a fine anno. Ma tutti quegli artigiani e piccoli debitori che magari si erano messi in proprio da poco e in alcuni casi lo avevano fatto perché non trovavano un altro lavoro, probabilmente non ce la faranno. Dovranno chiudere.

Ma cosa accadrà dopo l’estate? Le aziende avranno potuto davvero tirare giù i propri numeri e da questo scaturirà un inevitabile taglio di costi ma soprattutto di personale. Insomma è altamente probabile che ci saranno dei licenziamenti.

A questo punto anche i lavoratori dipendenti vedranno ridursi il proprio reddito.

L’impatto a livello economico di questo virus, insomma, si paleserà solo nei prossimi 6/8 mesi ma gli scenari sono quelli che ho qui descritto.

È facile pensare che per una ripresa si debba sperare nel 2021 ma come sempre accade dopo una selezione naturale, molti non ci saranno più.

  








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