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Cultura - SocietàLoris Roselli

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09 Luglio 2013
Nuove professioni: il tanatoesteta
di Loris Roselli


Nuove professioni: il tanatoestetaIl settore funerario italiano, come molti altri, sta vivendo un momento di profondo rinnovamento. In questi ultimi anni si stanno organizzando sempre più corsi per formare nuove figure da inserire in questo campo e se fino a qualche anno fa il comporre, o più banalmente, il vestire una salma era un’operazione che chiunque poteva compiere, oggi questa stessa procedura viene affidata a persone che hanno seguito una specifica formazione. Una di queste nuove figure è il tanatoesteta. Di cosa si occupa è presto detto: far sì che il defunto venga presentato ai parenti per l’ultimo saluto nel modo più naturale possibile sottoponendolo a una serie di operazioni e utilizzando attrezzi specifici. Siamo ancora molto lontani dalla tanatoprassi e dall’imbalsamazione, legali in Francia e Spagna, ma ci stiamo lentamente allineando con questi paesi europei. Per capire qualcosa in più di questa figura professionale rivolgiamo qualche domanda a Isela Lizano, che di recente ha seguito questo corso.

È stato difficile trovare questo corso?

Purtroppo sì, in Italia il tema della morte è ancora affrontato con timore.

Come nasce l’esigenza di parteciparvi?

Mi sono diplomata in cosmetologia in Costa Rica nel 1984 e già allora decisi che avrei frequentato un corso di tanatoestetica per mettere a disposizione di coloro che avevano perduto i propri cari la mia conoscenza del settore, fino a quel momento studiata  sui libri di scuola e sperimentata solo su persone vive. Il fine ultimo è ridare alla salma un aspetto naturale in modo da rendere visivamente meno traumatico il distacco del defunto dai parenti.

Come si svolge?

Il corso di tanatoestetica, molto diverso da quello di tanatoprassi, ha una durata media di tre o quattro giorni. Il primo giorno si affrontano in forma teorica i principali fenomeni cadaverici, la cronologia della toilette funeraria, la preparazione e vestizione della salma. I giorni successivi si svolgono totalmente in camera mortuaria, dove si mettono in pratica gli elementi teorici affrontati il primo giorno. Una volta accertata la morte da parte del medico, la salma viene messa a disposizione di noi operatori, che iniziamo la preparazione disinfettando naso e bocca, manipolando e massaggiando gli arti in modo da rompere la rigidità cadaverica, ed infine procedendo al trucco vero e proprio in modo molto delicato. Leggermente diverso è il trattamento sulle salme morte per traumi gravi, dove eventuali parti mancanti vengono ricostruite con prodotti specifici. Una volta terminato tutto il procedimento, la salma è pronta per essere esposta.

Che cosa si prova al primo intervento?

Un profondo senso di rispetto e al tempo stesso di timore.

Pensa che questa nuova figura professionale possa trovare la giusta collocazione nel settore funerario torinese?

Assolutamente sì. Gli italiani sono particolarmente sensibili a questo ultimo passaggio della vita dei propri cari, lo dimostra il fatto che per i funerali si spendono cifre considerevoli, anche se l’argomento, come dicevo poc’anzi, viene ancora trattato con timore e paura. Mi auguro che questa pratica abbia la diffusione che merita soprattutto per coloro che  restano e vogliono ricordare i propri cari belli e sereni.

Cosa Le ha lasciato?

La consapevolezza di poter alleviare con il mio lavoro il dolore di chi rimane.  

Lo consiglierebbe?

Certamente: è un lavoro come un altro da praticare con amore e rispetto.

Cosa direbbe a coloro che si avvicinano per la prima volta a questo lavoro?

Rispondo con piacere a questa domanda usando la citazione di Marc Sastre, il nostro docente e famoso tanatoprattore: "Non sentitevi cinici, in fondo voi riportate un po’ di vita dove vita non c’è più".

Ringraziamo Isela per averci illustrato in modo esauriente questo settore, per molti considerato ancora un tabù.







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