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Cultura - ArteGianni Pezzano

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28 Aprile 2015
Ricordi di un mondo perduto
di Gianni Pezzano



Ricordi di un mondo perduto
Boldini

È sempre bello tornare al Museo di San Domenico a Forlì per una mostra d’arte. La struttura è perfetta per queste occasioni e in questi giorni presenta un artista che personalmente conoscevo poco, Giovanni Boldini. 

 

Intitolata “Boldini, Lo spettacolo della modernità”,  la mostra ci presenta un artista straordinario che utilizzava i suoi talenti per rappresentare la vita della Belle Époque, da paesaggi singolari a ritratti di bellissime e affascinanti donne.L'artista ci apre una finestra su un mondo a parte dalla vita quotidiana comune e che sparirà pochi anni dopo nell'inferno che scoppiò nel 1914. 

 

Sin dalla prima immagine di Degas all’entrata che ci presenta il Moulin Rouge al massimo del suo splendore, la mostra ci fa capire che il pubblico sta per tornare indietro nel tempo. Passando di sala in sala e percorrendo corridoi pieni di opere diverse tra di loro non soltanto per i soggetti trattati, ma per le tecniche utilizzate. 

È stata poi una vera sorpresa vedere due ritratti che nel corso degli anni ci sono diventati familiari per tutte le volte che li abbiamo visti, erano gli originali delle immagini di Giuseppe Verdi che tutti conosciamo e che immaginiamo quando parliamo di lui. Come sempre quando si tratta della pittura, vedere le opere dal vivo dimostra i limiti della fotografia e della televisione per rendere al meglio la loro vera bellezza e forza.

 

La diversità delle opere ci fa capire che Boldini era capace di utilizzare vari mezzi e tecniche secondo il soggetto e il luogo dell'opera. Un paesaggio sembra quasi una finestra nella realtà della campagna francese della seconda metà del 800, come i ritratti dimostrano le ispirazioni di altri artisti dell’epoca. Un pezzo in particolare mi ha colpito nell’evidenziare lo spirito artistico di Boldini che su un piatto di ceramica, ritrae un amico ceramista che sta dipingendo il ritratto di una donnina su un altro piatto di ceramica.  

 

La Belle Époque, che Boldini illustra, è ricca di personaggi e artisti,di banchieri potenti e di donne affascinanti e i curatori han fatto un lavoro prezioso nel  presentarci le opere di altri artisti che ci danno una visione diversa di quel periodo per contrastare la visione boldiniana. In particolare i curatori mettono in risalto il lavoro di un artista che prende in giro il mondo dell’alta società parigina che Boldini esaltava. Mi riferisco a Georges Goursat, conosciuto con il sopranome Sem, un amico che Boldini rappresenta in un ritratto con un impermeabile e vestito gessato che, senza dubbio, erano l’alta moda maschile di quegli anni. Sem regala sorrisi al pubblico con le sue vignette satiriche di  personaggi nel loro ambiente naturale dei locali chic e nei passatempi di moda. La Storia non ha ricordato tutti i suoi bersagli, ma qualcuno si. Leggendo i nomi dei soggetti ci si rende conto che alcuni bersagli di questi sfottò erano persone importanti nell’arte e nella letteratura, sia francese che internazionale e noti ancora oggi.

 

Però ci sono due aspetti della mostra che mi hanno colpito. Il primo è stato di vedere gli spezzoni di film e una selezione di fotografie di quell’epoca. Il viso di Laura Antonelli in una scena di L’Innocente di Luchino Visconti tratto dal libro omonimo di Gabriele D’Annunzio ci fa capire che anche il Bel Paese aveva la sua Belle Époque con una classe di grandi privilegiati simili a quelli parigini. Queste immagini sono in triste contrasto con quelle che vedemmo nei documentari televisivi dell’agosto scorso nelle commemorazioni del centenario dell’inizio della Grande Guerra che spazzò via quel mondo.

 

Boldini che morì nel 1931 e Sem che visse fino al 1934 videro due generazioni ricchissime sparire nel corso degli ultimi vent’anni delle loro vite. I soggetti delle loro opere e i bersagli degli sberleffi figurativi di Sem che vediamo in questa mostra  ebbero il triste destino di vedere sparire anche la generazione ricchissima che seguì, quella che soffrì il collasso dell’economia mondiale dopo il crollo della borsa americana nel 1929.

 

Poi, mi sono ricordato di un altro artista italiano, anche lui emiliano, mentre leggevo le didascalie che accompagnano le opere che descrivono la frenesia lavorativa del Boldini e le sue ultime opere con carbone che dimostrano l’effetto della cecità dei suoi ultimi anni. Benché di un’altra generazione e di un’altra categoria d’arte, Ligabue, come Boldini, era tormentato, negli ultimi anni, dalla sua incapacità di realizzare le visioni che aveva nella mente. Nel caso di Ligabue dalla paralisi al braccio dopo un’ictus.

 

Queste debolezze fanno male a persone normali che si trovano incapaci di compiere atti quotidiani, saranno ancora più dolorose per chi, come Boldini e Ligabue e altri artisti, erano abituati ad esperimersi tramite le tele e il loro estro artistico. Il loro linguaggio si esprimeva tramita i pennelli, i colori e i giochi di luce e colori. Per fortuna rimangono le loro opere e continuiamo ad apprezzare quel che ci hanno lasciato e, malgrado la tristezza dei loro ultimi anni, le loro opere servono come testimonianze della loro vita.

 

La fine della mostra ci fornisce una sopresa quando ci rendiamo conto che le opere che vediamo non sono solo di Boldini, i curatori danno l’opportunità di paragonare stili e epoche diverse di ritratti con opere da Van Dyck a Goya. Questi paragoni ci fanno capire che esiste davvero una macchina del tempo capace di riportarci nel passato, questa macchina del tempo si chiama "Arte".

 

Con le opere dei grandi artisti abbiamo la possibilità di vedere come si viveva nelle epoche passate. Con i loro ritratti questi artisti ci fanno conoscere i visi di re, imperatori e generali,come anche della gente comune, e con il loro talento questi artisti ci fanno anche capire “l’anima” dei personaggi storici e dell’ambiente che li circonda. Come ci fa capire anche la capacità secolare del nostro paese di fornire artisti di livello mondiale.

 

Boldini, lo spettacolo della Modernità è una mostra da visitare, sia per apprezzare il lavoro di un grande artista, che per vedere e capire quel mondo che sparì con lo sparo a Sarajevo nel 1914. 

La mostra finisce il 15 guigno.

 








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