Rss di IlGiornaleWebScrivi a IlGiornaleWebFai di IlGiornaleWeb la tua home page
Lunedì 17 giugno 2019    redazione   newsletter   login
CERCA   In IlGiornaleWeb    In Google
IlGiornaleWeb

Cultura - LibriStefania Castella

CONDIVIDImyspacegooglediggtwitterdelicious invia ad un amicoversione per la stampa

20 Maggio 2019
Vico Esclamativo. Il riscatto e la rivincita nell'esordio di Chiara Nocchetti
di Stefania Castella



Vico Esclamativo. Il riscatto e la rivincita nell'esordio di Chiara Nocchetti
Vico Esclamativo. Edizioni San Gennaro
Nessuno si salva da solo.
Il desiderio di raccontare il cambiamento, il riscatto, la necessità di mostrare un esempio. L’esempio semplice della bellezza che resiste, che si racconta, che non si nasconde, che non nasconde le debolezze che nella forza della coesione, della condivisione o più semplicemente nella forza di uno sguardo che si ferma e ti ascolta, e ti crede, ritrovano la voglia di farcela. Qui nel raccontare un libro, ci si accorge di quante cose siano legate le une alle altre, catene dalle maglie strette che seguendole, riportano ad una prima volontà, quella di un parroco di quei luoghi che chiamiamo "luoghi di frontiera" il quartiere Sanità a Napoli, ricco di bellezza ma anche di difficoltà, che andava a scelta, osservato, accettato, lasciato immobile, oppure preso in mano, in modo pratico, in modo efficace. Don Antonio Loffredo lo ha fatto, creando una cooperativa che dava la possibilità di costruire insieme una rivincita fatta di lavoro vero, dimostrando al mondo, che questi luoghi possono raccontare l’inaspettato. Le Catacombe di San Gennaro uno degli esempi, letteralmente prese in carico, ripulite, fatte rinascere, oggi contano migliaia di visitatori, chi ci ha creduto, chi ci ha lavorato, ha dimostrato che insieme si può. Le ventiquattro storie racchiuse in questo "Vico Esclamativo" (Edizioni San Gennaro) lo gridano forte. Ventiquattro storie in cui quella forza si rincorre, si trova, si mostra, nelle parole di chi voleva farcela e ce l’ha fatta ad uscire dal dedalo che accoglie ma ancora più spesso inghiotte. I vicoli fanno questo, proteggono e sanno allo stesso modo stringere, ma è da lì, da quella stretta che nasce la resistenza. Chiara Nocchetti lo racconta in questo suo esordio, in cui accade come ulteriore meraviglia che nascano prima le parole e poi un casa editrice che ci crede fortemente, e come nel Salmo che racconta: "La pietra scartata dai costruttori è diventata testa d'angolo" qui ognuno avrà il suo spazio, nessuna pietra sarà scartata e tutte saranno mosaico che compone la bellezza che resiste.
Chiara come avviene il tuo incontro con la fondazione di Don Antonio Loffredo e con il rione Sanità?
-Dopo la laurea sono partita per l’India e ho tenuto un diario di viaggio pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno. Al mio ritorno Padre Antonio Loffredo che aveva letto quelle pagine, mi ha chiesto di raggiungerlo al Rione Sanità per raccontare la rivoluzione che stava avvenendo (N.D.R. L a fondazione e la cooperativa volute da Don Antonio Loffredo, le Catacombe, i turisti che avevano modo di conoscere i luoghi ritrovati) per incontrare i ragazzi che insieme a lui lavoravano a quel cambiamento. Così ho iniziato a raccogliere storie, una volta a settimana e a raccontarle sulla pagina Facebook delle Catacombe. Cominciavano così a crescere il seguito e l’interesse, una storia in particolare quella di Raffaele B. raccoglieva milioni di interazioni. Sono arrivate così le prime richieste editoriali e un anno fa abbiamo deciso di fondare noi stessi una casa editrice con un direttore editoriale come Edgar Colonnese che ci crede fortemente,  anziché cedere i diritti ad altri.
Credo sia il Primo caso al mondo in cui nasce il libro e poi la casa editrice…
-Credo proprio di sì. Il mio libro è il primo, le prime 2000 copie sono terminate praticamente subito, come le successive 12000. Una cosa inaspettata, magica, io mi sono ritrovata catapultata in un mondo nuovo, mai pensato prima. Oggi lavoro per l’ufficio comunicazioni della cooperativa "La Paranza" quella creata da Don Antonio e per la casa editrice-
Questo libro, è una vittoria tua, dei ragazzi, del luogo. Un riscatto 
-E’ quello che racconto, il loro riscatto. Il lavoro fondamentale di Don Antonio Loffredo. Le tante storie di forza, il riflesso di un cambiamento. Un processo lento che va avanti da più di dieci anni. Io ne sono stata semplice testimone, ho colto i frutti di un lavoro fatto sull’uomo a 360 gradi, che conta oggi una serie di attività incredibili per una realtà partita dalla volontà dei cittadini, senza l’aiuto dello stato ma dalla sola volontà e organizzazione di uomini che con la fondazione San Gennaro mostrano quanto si possa fare lavorando insieme. Oggi il Rione Sanità ha un teatro, un’orchestra, un Bed and Breakfast, la bellezza ritrovata delle Catacombe, tante iniziative culturali e adesso anche una casa editrice, insomma una realtà che dimostra quanto un’intera arteria della città possa risollevarsi mostrando la bellezza. Ne sono fiera, come napoletana, come cittadina…-
Il libro ha vinto il premio Elsa Morante un altro bellissimo traguardo
-Una cosa bellissima siamo stati premiati in una sezione in cui in giuria c’erano i ragazzi del carcere minorile di Nisida che tra le pagine del libro, spesso si sono in qualche modo rispecchiati. Ho fatto delle presentazioni anche in carcere, un’ esperienza incredibile-
Come proseguirà?
- Questo libro mi porta in posti improbabili, io continuo a seguirlo. La mia stessa è una storia che continuo a inseguire. Ho sempre scritto e voluto scrivere ed è stata sempre una cosa intima, personale, il libro è stato la prova che potevo scrivere per gli altri. Potevo essere al servizio degli altri. Domani, mi immagino raccontare. I ragazzi mi chiamano Cantastorie, io raccolgo, racconto. La mia passione magari continuerà domani ad essere un lavoro, per ora è qualcosa di vorticoso!-
Un’onda che ha propagato energia
-Cerco di cavalcarla. Non è stato facile ascoltare, raccogliere, dal punto di vista psicologico, le storie dure che ho ascoltato hanno avuto bisogno di una totale immersione nelle vite degli altri-
Ci vuole grande empatia
-E’ una mia caratteristica. Io ho sempre ascoltato, mi viene facile e non ho mai giudicato, ho sempre cercato di comprendere. Se ti siedi sulla sedia dell’altro, cogli il suo sguardo, riesci a entrare, a capire. Non ho voluto usare un tono patetico, non ho voluto indicare vittime o carnefici, ho voluto raccontare con uno stile chiaro che ci sono barricate, c’è chi nasce da una parte o dall'altra. Non ho voluto raccontare colpe o perdoni, ho voluto solo raccontare gli umani -







  Altre in "Libri"