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Cultura - SocietàStefania Castella

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16 Marzo 2015
Samantha Cristoforetti. Un'italiana nello spazio. C'è chi sogna di fare l'astronauta, e chi lo fa.
di Stefania Castella



Samantha Cristoforetti. Un'italiana nello spazio. C'è chi sogna di fare l'astronauta, e chi lo fa.
Astro Samantha
nello spazio

“Nascerà e non avrà paura, nostro figlio. E chissà come sarà lui domani, su quali strade camminerà, cosa avrà nelle sue mani. Si muoverà, potrà volare, nuoterà su una stella, come sei bella, e se è una femmina si chiamerà, Futura…”

 

Un poeta più di trent'anni fa incantava il mondo con un pezzo bello come pochi. Un figlio, un’idea del domani oltre le paure, un figlio che avrà il richiamo della speranza nel nome. “Futura” del poeta Lucio Dalla nel 1980, accompagnava il mondo e gli uomini, nel suo viaggio: “chissà, chissà ,domani, su che cosa metteremo le mani…” Quella Futura “nuoterà tra le stelle” e sembrava un pensiero poetico e lontano, non lo era. Nel 2009 sulla terra, si sceglieva tra migliaia di potenziali “concorrenti”. Tra loro uno, per l’esattezza una, si distingueva tra gli altri. La missione si sarebbe chiamata “Futura 42”, era la prima volta di una donna italiana nello spazio. Samantha Cristoforetti milanese di nascita, classe ’77 Aviatrice, Ingegnere, Astronauta, rappresenta una vastità di eccellenze, tutte racchiuse nella sua espressione simpatica, così naturale da far sembrare possibile qualunque cosa. La più social tra gli astronauti (ha un profilo Twitter, un diario di bordo, un collegamento fitto e costante con i terrestri fans) posta immagini mozzafiato come farebbe qualunque amico in vacanza in un luogo esotico. Solo che lo fa viaggiando a 27.000 km orari intorno alla terra, osservando più di 15 albe al giorno e altrettanti tramonti, più cielo di un magico Piccolo Principe. E come di un balletto classico, l’incanto ci nasconde la fatica, a guardarla roteare e galleggiare nell’aria non ci rendiamo conto di quanto possa essere complicato e faticoso, e di tutto lo straordinario lavoro che c’è dietro. A partire dallo studio massiccio e intenso due lauree in Ingegneria Meccanica (a Monaco, di Baviera) e Scienze Aeronautiche, specializzazione in Texas e una moltitudine di esperienze in vari stormi prima di approdare selezionata dall'Agenzia Spaziale Europea, alla missione 42/43 Futura (sei in tutto tra più di ottomila candidati).

 

Un’esperienza che significa formazione in tutti i campi, nel programma, esperimenti di biologia, fisiologia e ricerche possibili solo in assenza di gravità. La fantastica Astro Samantha, che abbiamo potuto apprezzare anche per la verve durante il collegamento sanremese con Carlo Conti, è un’esplosione di entusiasmo, e soprattutto pur rendendosi conto della sua particolarità di prima italiana nello spazio, si considera prevalentemente un ingegnere, senza alcuna distinzione sessista. Tranne per quelle scarpette rosa, diventate ora un filo di dialogo col mondo e con le donne. Quelle scarpette rosa, erano scarpette da ginnastica fatte ritrovare gentilmente durante una missione di addestramento russa, tra le tute che ogni astronauta aveva in dotazione. Ognuno aveva le sue scarpe da ginnastica, le sue erano rosa. Si stupisce ancora Samantha di quel tocco di colore, unico tocco di colore, unica nota, che le ricorda che dal di fuori il mondo vede l’ingegnere, ma soprattutto la donna. Una donna eccezionale, ma una donna, e quella donna, quelle scarpette rosa le utilizza come simbolo distintivo, e un orgoglio che chiunque porterebbe come grosso bagaglio.

 

Chi di noi alla domanda “Cosa farai da grande?” non ha risposto almeno una volta “L’astronauta”. Probabilmente anche la nostra Samantha. E da lassù dal suo meraviglioso punto di vista oltre gli esperimenti e i risultati scientifici, ci invia anche una marea di insegnamenti. Ci insegna a perseguire i nostri obiettivi, a non arrenderci di fronte alle difficoltà, a non farci fermare. Una donna nell'immensità dello spazio, nel contorno poetico che può esserci, ci aiuta a tirare fuori il carattere, a cercare la via complicata, perché è quella che forma la nostra personalità. Resistere alla paura, resistere alla fatica. Impegnarsi e controllare il corpo, il peso, le emozioni. Autodisciplina, impegno, per dare forma a sogni e passioni, ci vuole tanto sforzo e tanto sudore. Tante rinunce sicuramente, ma per raggiungere un punto di vista difficilmente paragonabile.

 

Le immagini che “posta” Samantha sono immagini che ci appartengono, il nostro straordinario pianeta, le stelle, i colori indescrivibili di nuvole e quel tutto e niente dello spazio. Quella sensazione che ti fa sentire così piccolo nell'universo, che ti fa sentire quanta armonia, e chiederti quale mano abbia potuto creare tanta perfetta meraviglia. Samantha saluta di volta in volta la Francia la Svezia il Pakistan, fotografa catene montuose, fiumi, atolli immersi in colori mai visti. Dal suo lontanissimo punto di vista, non esistono differenze, non esistono distinzioni né battaglie per i confini, non si vede l’odio, il razzismo, non si sentono le lotte quotidiane, da lassù si coglie quello che la natura possiede oltre noi. La sua primordiale forma, il suo esistere attraverso il tempo, lo spazio, le nuvole. Che assolutamente unico punto di vista. Che orgoglio per noi tutti, che naso in su salutiamo il passaggio quando immaginiamo sia più vicino a noi. Che meraviglia di cose possono fare l’impegno e la costanza, la passione e la forza di spingersi oltre.

 

In questa notte di marzo che piacerebbe tanto al poeta che cantavamo all'inizio del nostro racconto, Samantha passa attraverso le nuvole, guardandoci da lassù, proprio come lui. E noi, aspettiamo che “ritorni la luce, di sentire una voce, aspettiamo senza avere paura, domani…”








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