 | | Lidia Ravera |
Lidia Ravera ha lo sguardo giovane e inquieto e non le piacerà essere definita ex sessantottina, come del resto a chiunque abbia attraversato gli anni del fermento (non solo politico). Chiunque abbia passato almeno un bel paio di anni in cui c’era la possibilità di credere di poter influenzare in qualche modo quello che intorno era definito "la società", e oggi rifiuterebbe qualunque etichetta, qualunque differenza o schematizzazione anche fosse solo di tipo sessuale. Troppe battaglie in cui l’impegno col tempo ha prodotto una bella serie di risultati, ma che a tratti sembra apparire come un’enormità di sforzi vani. Quando istintivamente ti lasci andare all'osservazione di uno sguardo cerchi un richiamo e il viso di questa intensa autrice mi porta alla mente quello di una grande attrice della quale non vi dirò il nome, ma il suo personaggio: Aurora ("voglia di tenerezza") una donna bellissima dallo sguardo fermo, quasi di ghiaccio, dritto, magnificamente profondo, una donna forte delle sue fragilità. Fiera, di sorrisi allargati dolcemente che sanno invadere di luce. Io non l’ho incontrata di persona, posso averne un’idea della forma, un’assonanza immaginata, costruita attraverso l’immagine del suo viso le parole scritte e quelle che mi ha concesso. Dal 1976 anno dei "Porci con le ali", che doveva essere un libro destinato a raggiungere le aule scolastiche universitarie, come messaggio di libertà politica, sessuale, divenne un enorme dirompente fenomeno. Non vi daremo numeri, ma da allora, oggi è in ristampa. Ancora. Ne è stato tratto un film. È stato un simbolo (a partire dalla copertina) per intere generazioni. Lidia Ravera, da allora ha scritto una quantità elevatissima di titoli uno più bello dell’altro. Intensi, profondi. Percorsi evolutivi generazionali, passaggi di vite su cui scivolano gli anni che cambiano e lasciano immobili. Romanzi, pièce teatrali, racconti, la scrittura presente e continua. Oggi ci regala "Gli scaduti". Un percorso, ancora come allora, intrecciato di sentimenti e politica ma così originale e assolutamente inquietante, per la paura di poterlo definire "profetico". La trama si discioglie davanti a noi, presentandoci un futuro prossimo, presente. Un ordine nuovo prende il sopravvento decidendo un moderno assetto della società. L’avanzata di una generazione di T/Q trenta, quarantenni, che domineranno decidendo in una sorta di assolutista (assolutissima) dittatura, di dominare e letteralmente eliminare tutti quelli che non rientrano nella fascia predestinata. Una fascia ristretta nella possibilità della procreazione, una fascia che pertanto decide che dal momento in cui non è più possibile generare, è vietato occupare, bisogna allontanarsi, stare da parte. Gli uomini con gli uomini, le donne con le donne. Una serie di norme, come il divieto di fumare, (totale) il divieto di matrimoni intergenerazionali, vietata la chirurgia, e tutto quello che non è appartenente alla natura. Un modo di giustificare il folle piano dell’imposizione e del divieto totale di esistere a chi non rientra nei canoni. La forza di una ribellione contro la verità delle cose che non sono sempre come sembrano, probabilmente sarà barlume di speranza. Sembra assurdo eppure riguardando la storia, di assurdità la realtà ne regalava di molto simili solo a pochi passi da noi, solo un po’ di decenni fa… Scrittrice, giornalista, Assessore alla Cultura e alle Politiche Giovanili della Regione Lazio, spirito da combattente, Livia Ravera risponde alle mie domande sul nuovo romanzo e non solo. Lidia, ci racconta come è cominciato tutto? Tutto è incominciato nel 1966 quando ho seguito la mia sorella maggiore ad una manifestazione contro la guerra in Vietnam. Ho capito che non esistevano i problemi del mondo e i miei problemi, ma i miei problemi erano i problemi del mondo. Ho sentito la responsabilità politica di essere una cittadina, un animale sociale, una persona. Poi mia sorella è scappata di casa, perché mia madre aveva letto una lettera del suo ragazzo, aveva capito che non era più vergine e l'aveva aggredita. Mia sorella mi ha detto dove andava, io ho visto mia madre piangere e disperarsi, mio padre cercarla di notte…e ho taciuto. Ho scelto la complicità con mia sorella, mi sono schierata. Per la libertà sessuale, contro la famiglia. Lì è incominciato il 68. L'ho raccontato in un romanzo che si intitola "La guerra dei figli", ed. Garzanti. Quegli anni settanta erano veramente così mitici come sono stati raccontati? I miti nascono sempre dopo. Sono stati anni duri, difficili, violenti. Con qualche bel risultato sul piano dei diritti civili (il divorzio, la legge 194) e molto, troppo sangue. E molta troppa droga. "Porci con le ali", il suo romanzo d’esordio ha venduto milioni di copie, cosa significava, e cosa significa oggi? Ne ha venduti all'incirca 3 di milioni di copie e sta continuando. Presto uscirà una graphic novel, per Bompiani. E' un libro anticipatore, per questo ha avuto tanto successo. E poi è autentico, onesto, ironico. Il contrario di 50 sfumature di grigio. Secondo lei, chi sono oggi quei porci con le ali? E quelli di quel tempo, cosa sono diventati? Oggi i porci volano sul web. Si fanno di tutto, ma virtualmente. Poi, certo, ci sono le costanti della giovinezza: si amano, si lasciano, sperimentano… ma senza la politica. Porci con le ali aveva un sottotitolo: diario sessuo-politico di due adolescenti. Il politico è sparito. Cosa sono diventati quelli di allora? Dei cinquanta/sessantenni. Spero più simpatici dei loro antenati, più vivaci, più disposti a mettersi in discussione. Lo spero. Ma non ne sono sicura. Lei lavora al fianco dei giovani, come vede queste generazioni social-dipendenti? Hanno ancora qualcosa in cui credere, qualcosa per cui lottare? Le nuove tecnologie sono magnifiche, meravigliose. L'uso che se ne fa può essere nefasto e squallido oppure poetico e intelligente. Dipende da noi, soltanto da noi. Sia che siamo giovani, sia che siamo vecchi. Quanta vita c’è nella paura della morte in (penultimo romanzo) "Piangi pure? La vita prende luce dalla fine, quando sai che ti resta poco tempo smetti di sprecarlo, e diventi più intenso, migliore. Anche l'amore lo gestisci con più forza. Come nasce un’ispirazione? Da un dolore. Diffido da chi "inventa", se ti metti in ascolto del "dolce rumore della vita" e "credi al tuo dolore" (ho citato due poeti, chissà chi se ne accorge), dal tuo inconscio affiora una persona, un personaggio, una storia… Un romanzo così originale come "Gli scaduti", è in relazione, in qualche modo con il mondo attuale? Può esserci effettivamente evoluzione in una forma di sottomissione? "Gli scaduti" è la reazione letteraria alla parola rottamazione riferita ad esseri umani. E' una novella distopica. Una vertigine. Un incubo. Ma il finale è pieno di speranza. La forza di una quasi sessantenne non-riconciliata, manda per aria i piani di un regime totalitario. Come vive la scrittura? Cosa è per lei scrivere? Scrivere è il mio modo di vivere. Se non scrivo non vivo. O almeno così mi pare. Senta, c’è alla fine del percorso degli "scaduti" una sorta si salvazione che rompe gli schemi. E’ corretto? L’amore è sempre la risposta? L'amore, l'amore per la libertà, l'orgoglio individuale. Mi dice a cosa lavorerà domani? Alla versione teatrale de Gli scaduti. Una grandissima scrittrice di formidabile forza e passione "eterna ragazza" che tocca l’animo umano attraversando il cuore oltre le parole. "Ma se dovessi non conservare il tuo regno e come tuo padre prima di te, giungere dove il pensiero accusa e il sentimento irride, credi al tuo dolore" (W.H.Auden)
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