
PADRE ENZO BIANCHI: DALLA COMUNITA’ MONASTICA DI BOSE
ALLA “CASA DELLA MADIA” DI ALBIANO D’IVREA
Domenica 28 giugno la Casa della Madia (ad Albiano d’Ivrea,Torino) ospiterà la “Giornata del Riso”, un evento speciale dedicato alla valorizzazione delle terre risicole del territorio ma soprattutto una riflessione profonda e spirituale sul valore del riso e del cibo.
Situata nel cuore di un’area profondamente legata alla coltivazione del riso, dove prende avvio il Naviglio di Ivrea che porta le acque del Monte Bianco fino alle campagne di Milano e Pavia, Casa della Madia (in strada Camadio 1 ad Albiano d’Ivrea,Torino) vuole celebrare una delle eccellenze agricole più rappresentative del Nord Italia, simbolo di tradizione, lavoro e identità.
La giornata si aprirà alle 10.30 con gli interventi di Enzo Bianchi e Piero Rondolino, che offriranno riflessioni e approfondimenti sul valore del riso non solo dal punto di vista biologico e nutrizionale, ma anche sotto il profilo culturale, storico e antropologico.
Con loro anche Edoardo Raspelli giornalista, critico gastronomico (meglio: “cronista della gastronomia”) e conduttore televisivo, che ha accettato l’invito di padre Bianchi a essere presente per “celebrare” il gusto, la bellezza e il piacere del cibo.
PADRE ENZO BIANCHI: DALLA COMUNITA’ MONASTICA DI BOSE
ALLA “CASA DELLA MADIA” DI ALBIANO D’IVREA
Enzo Bianchi è nato a Castel Boglione (Asti) in Monferrato il 3 marzo 1943. Dopo gli studi alla Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Torino, alla fine del 1965 si è recato a Bose, una frazione abbandonata del comune di Magnano sulla Serra di Ivrea, con l’intenzione di dare inizio a una comunità monastica. Raggiunto nel 1968 dai primi fratelli e sorelle, ha scritto la regola della comunità la quale è giunta a contare 92 membri tra fratelli e sorelle di cinque diverse nazionalità ed è presente, oltre che a Bose, anche a Gerusalemme (Israele) (1981-2016), Ostuni (Brindisi), Assisi (Perugia), Cellole-San Gimignano (Siena) e Civitella San Paolo (Roma). È stato priore della comunità dalla fondazione fino al 25 gennaio 2017.
A causa di dissidi interni alla comunità di Bose negli ultimi anni ha lasciato il luogo da lui fondato per dar vita ad Albiano d’Ivrea a “Casa della Madia”, una fraternità monastica composta da alcuni uomini e donne che condividono stabilmente la vita, il lavoro e la preghiera comune. Dopo aver vissuto per decenni nella Comunità Monastica di Bose ora continua la vita che ha fatto restando fedele alla vocazione monastica e alla professione dei voti di celibato e di vita comune.
“Con il progetto “Casa della Madia” – spiega Enzo Bianchi - ho seguito la mia vocazione monastica, non ho tirato i remi in barca, nonostante gli 80 anni, ed ho costruito un nuovo inizio. Abbiamo iniziato nuovamente, riprendendo diverse cose abbandonate per due anni: una vita fedele alla semplicità, lavorando per guadagnarci di che vivere. Lavoriamo con le nostre mani la terra e, soprattutto, pratichiamo l’accoglienza di tutti, senza escludere nessuno. Avevo una vigna, vicino al mio eremo, ed anche un orto. Sono sempre stato accompagnato da questo amore per la Madre Terra in un modo molto forte. A “Casa della Madia” questo mio forte legame con la natura ha spazio e modo per continuare”.
Con lui ci sarà anche Piero Rondolino, architetto risicoltore che all’inizio degli anni Novanta ha creato il progetto Acquerello, che oggi sta sviluppando insieme alla moglie Maria Nava ed ai figli Rinaldo, Umberto e Anna, portando avanti con passione l’attività e cercando di migliorare il prodotto grazie a tecnologie innovative.
Nel corso dell’evento sarà inoltre inaugurata l’opera “Chicco di Riso” dell’artista Ernesto Sanguanini, una scultura che rende omaggio al prodotto simbolo di queste terre e al legame profondo tra uomo, paesaggio e agricoltura.
A conclusione della mattinata, gli ospiti potranno degustare la tradizionale Panissa, uno dei piatti più rappresentativi della cultura gastronomica di Vercelli, Novara e della Lomellina. Nato per sostenere il duro lavoro delle mondine nelle risaie, questo ricco risotto racconta ancora oggi una storia di territorio, comunità e memoria.
La “Giornata del Riso” si propone come un momento di incontro, conoscenza e condivisione, per riscoprire il valore di un alimento che ha contribuito a plasmare il paesaggio, l’economia e la cultura di un vasto territorio italiano insieme alla memoria di Carlo Petrini, figura che ha saputo promuovere il valore del cibo come patrimonio culturale, sociale e umano.
Per info: https://www.casadellamadia.it/
info@casadellamadia.it
UN CARO RICORDO DI EDOARDO RASPELLI A CENA AL MONASTERO DI BOSE
STAMPA-CRONACHE ITALIANE TEMPO LIBERO da Raspelli
Quando Simona e Matteo erano piccoli, mi sedevo su uno dei letti e cantavo loro la fiaba del cavallino, l' indimenticata ninna nanna di Renato Rascel. Prima di addormentarsi però, pretendevano da me, ogni volta, che gli raccontassi anche la sua storia, la storia di Pallino: l' avevo inventata io, era sempre la stessa e li emozionava. Solo con la scuola media avrebbero capito che l' avevo mutuata dalla mia infantile Rio Bo.
" Una volta, tanto tanto tempo fa, da qualche parte del mondo, c' era un paesino piccino piccino, in mezzo alla campagna: poche case semplici, di sasso e di pietra, abitate da contadini. Fuori paese, in mezzo ad un bosco di castagni e querce secolari, tra i campi di grano, in mezzo ai prati dall' erba bassa e ben tenuta, nel verde e nel silenzio, tra le acacie che sanno di miele, una chiesetta antica, silenziosa, con mille anni di storia. In un altro angolo, poi, da rimanere a bocca aperta: già, perché, ecco spuntare tra i fiori una valle piena di fascino e di mistero; laggiù, un mare rosso scuro di fragole, dall' altra parte il blu e nero dei mirtilli, ancora più giù il rosso squillante dei lamponi e, tutto attorno, gli alberi di fichi, dolci dolcissimi indimenticabili".
Eccola qui, dopo 15 anni dalla mia fiaba, la valle miracolosa di Simona e Matteo; eccolo qui, dalle favole alla realtà, in un ambiente di struggente bellezza, quell' angolo di sogno che credevo possibile solo nella mia fantasia. In mezzo alla valletta, senza nessun rumore che non siano i richiami degli uccelli e il grido lontano di qualche gallina, sulla vostra sinistra, la chiesa moderna ma piena di fascino poi, sulla destra, l' entrata oltre le mura perimetrali che vi immette nel resto della visione: si entra ed eccovi lo scorrere placido e sussurroso di un filo di acqua nel trogolo, l' ombra di un salice, un crocco di case antiche ristrutturate e salvate con amore e cultura .
Si mangia, a vostra scelta, in una delle tre salette dai nomi millenari che si aprono su una corte raccolta. Il cibo, qui, è un rito; se ci venite a mezzogiorno il silenzio è d' obbligo: mangerete con l' accompagnamento di una cassetta di musica classica. La sera potrete chiacchierare liberamente, ma sempre con lo stesso rituale: dalla cucina arrivano piatti di portata e zuppiere, ci si serve a turno passando poi al vicino quando avete finito. Si beve solo acqua, da versarvi in un semplice bicchiere di Duralex; il caffè lo prendete alla macchinetta, ed è buono come il resto. Io, qui, ci ho mangiato due volte di seguito, mezzogiorno e sera. Di giorno, farfalle al ragù di coniglio, un semplice ma soave arrosto di manzo, l' insalata che ha la fragranza dell' orto di casa, le patate arrosto che hanno sapori dimenticati, una pera cotta d' indescrivibile bontà. La sera, il minestrone che sembra fatto dalla nonna delle fiabe, la fragrante alta frittata di zucchine e, prima delle dolci fragole di qui, vi aprirete, magari, una di quelle straordinarie, indimenticabili, irripetibili, sensazionali conserve che avrete comperato nella botteguccia.
Ma ricordatevi, prima di andare a dormire nelle semplici accoglienti camerette, che" questo non è un luogo di turismo, di vacanza: è una comunità che lavora vivendo la sua chiamata evangelica". Qui, al Monastero di Bose, vivrete, secondo le vostre visioni di vita, un' esperienza interessante, rassicurante, coinvolgente, struggente, sconvolgente.
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