
Albiano d’Ivrea (Torino), strada Camadio 1
COMUNITA’ CASA DELLA MADIA
375.50 70 733
info@casadellamadia.it
www.casadellamadia.it
Senza voto
Provato il 27-6-2026
L’immensa bronzea campana all’ingresso, in mezzo ai prati rigogliosi, scandisce il vostro arrivo in questo “ristorante” fuori dal comune. Lo ha aperto un personaggio immenso e singolare, già, perché fratello Enzo Bianchi, laico con una vita solo di preghiera, lo manda avanti (anche cucinando personalmente) nel cuore di questa sua più recente creazione, la comunità Casa della Madia, che ha preso il posto della fiabesca comunità di Bose che ha creato ma che ha lasciato alcuni anni fa.
Dall’autostrada A5, la Santhià-Aosta, uscite al casello di Albiano d’Ivrea (Torino): in 600 metri potreste arrivare nel meraviglioso agriturismo Cascina Mariale, in 3 chilometri sarete dai sette tra fratelli e sorelle che mandano avanti questa struttura dove potrete pregare tutti insieme (se lo volete) tre volte al giorno, dove potrete fermarvi a dormire (non c’è l’aria condizionata, però), dove potrete vedere il loro lavoro comunitario tra i loro 11 ettari ad orto e frutteto, vederli preparare sughi e conserve, preparare libri, organizzare eventi e convegni…
Offerta libera (come nel passato) per mangiare come in casa le buone cose preparate in gran parte con i prodotti di casa: ratatouille, peperoni e peperoncini farciti, panissa, ravioli di ricotta, scaloppine con le inarrivabili cipolle di Breme coltivate in casa, frutta fresca. Niente vino ma magari un goccio di quelle dieci bottiglie di inarrivabile nocino della casa.
Emozione, commozione, ammirazione, sintonia, anche se non foste credenti.
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Quando Simona e Matteo erano piccoli, mi sedevo su uno dei letti e cantavo loro la fiaba del cavallino, l' indimenticata ninna nanna di Renato Rascel. Prima di addormentarsi però, pretendevano da me, ogni volta, che gli raccontassi anche la sua storia, la storia di Pallino: l' avevo inventata io, era sempre la stessa e li emozionava. Solo con la scuola media avrebbero capito che l' avevo mutuata dalla mia infantile Rio Bo.
" Una volta, tanto tanto tempo fa, da qualche parte del mondo, c' era un paesino piccino piccino, in mezzo alla campagna: poche case semplici, di sasso e di pietra, abitate da contadini. Fuori paese, in mezzo ad un bosco di castagni e querce secolari, tra i campi di grano, in mezzo ai prati dall' erba bassa e ben tenuta, nel verde e nel silenzio, tra le acacie che sanno di miele, una chiesetta antica, silenziosa, con mille anni di storia. In un altro angolo, poi, da rimanere a bocca aperta: già, perché, ecco spuntare tra i fiori una valle piena di fascino e di mistero; laggiù, un mare rosso scuro di fragole, dall' altra parte il blu e nero dei mirtilli, ancora più giù il rosso squillante dei lamponi e, tutto attorno, gli alberi di fichi, dolci dolcissimi indimenticabili".
Eccola qui, dopo 15 anni dalla mia fiaba, la valle miracolosa di Simona e Matteo; eccolo qui, dalle favole alla realtà, in un ambiente di struggente bellezza, quell' angolo di sogno che credevo possibile solo nella mia fantasia. In mezzo alla valletta, senza nessun rumore che non siano i richiami degli uccelli e il grido lontano di qualche gallina, sulla vostra sinistra, la chiesa moderna ma piena di fascino poi, sulla destra, l' entrata oltre le mura perimetrali che vi immette nel resto della visione: si entra ed eccovi lo scorrere placido e sussurroso di un filo di acqua nel trogolo, l' ombra di un salice, un crocco di case antiche ristrutturate e salvate con amore e cultura .
Si mangia, a vostra scelta, in una delle tre salette dai nomi millenari che si aprono su una corte raccolta. Il cibo, qui, è un rito; se ci venite a mezzogiorno il silenzio è d' obbligo: mangerete con l' accompagnamento di una cassetta di musica classica. La sera potrete chiacchierare liberamente, ma sempre con lo stesso rituale: dalla cucina arrivano piatti di portata e zuppiere, ci si serve a turno passando poi al vicino quando avete finito. Si beve solo acqua, da versarvi in un semplice bicchiere di Duralex; il caffè lo prendete alla macchinetta, ed è buono come il resto. Io, qui, ci ho mangiato due volte di seguito, mezzogiorno e sera. Di giorno, farfalle al ragù di coniglio, un semplice ma soave arrosto di manzo, l' insalata che ha la fragranza dell' orto di casa, le patate arrosto che hanno sapori dimenticati, una pera cotta d' indescrivibile bontà. La sera, il minestrone che sembra fatto dalla nonna delle fiabe, la fragrante alta frittata di zucchine e, prima delle dolci fragole di qui, vi aprirete, magari, una di quelle straordinarie, indimenticabili, irripetibili, sensazionali conserve che avrete comperato nella botteguccia.
Ma ricordatevi, prima di andare a dormire nelle semplici accoglienti camerette, che" questo non è un luogo di turismo, di vacanza: è una comunità che lavora vivendo la sua chiamata evangelica". Qui, al Monastero di Bose, vivrete, secondo le vostre visioni di vita, un' esperienza interessante, rassicurante, coinvolgente, struggente, sconvolgente.
ALL’ AMICO CUOCO APPASSIONATO E SEVERO CREDENTE,
il FRATELLO ENZO BIANCHI
Sono rimasto senza parole quando Alex Corlazzoli, giornalista e maestro ma anche maestro di vita, mi ha messaggiato la notizia della scomparsa di fratello Enzo Bianchi. Gli ero affezionato, lo seguivo, l’avevo nel mio cuore anche se ci si vedeva raramente.
L’avevo conosciuto nel 1999 quando cominciava ad essere al centro della comunicazione religiosa e spirituale in Italia e nel mondo. Fu allora che per La Stampa, per le Cronache Italiane, provai il settore ”ristorazione” del suo Monastero di Bose a Magnano (Biella) da ”inatteso cliente qualunque pagante”.
Lo avevo rivisto a fine giugno quando nella sua nuova Casa della Madia (ad Albiano d’Ivrea, Torino) aveva organizzato un amabile amichevole evento di campagna per esaltare il prodotto top del suo territorio, il riso.
Ne avevo approfittato per raccontare sui “miei” social (Facebook Instagram TikTok “Piemonte da Scoprire”…), con la soddisfazione di oltre 40.000 visualizzazioni di curiosi appassionati, le molteplici attività (preghiera, agricoltura, libri…) delle sua nuova piccola comunità, della sua nuova Casa della Madia.
Aveva problemi agli occhi, non cucinava più ma seguiva il lavoro dei confratelli a quei fornelli che lo appassionavano.
Se ne è andato all’improvviso, ad 83 anni, lasciando tanto dolore nel mio e nei nostri cuori,
Edoardo Raspelli
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