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12 Ottobre 2017
Il diesel non ha pił futuro?
di Francesco Pisani



Il diesel non ha pił futuro?
elettrica porsche

Negli ultimi anni abbiamo assistito sempre più spesso a delle strette sulla circolazione per le vetture motorizzate con il diesel. Diverse città europee hanno fermato queste vetture nei periodi invernali per molti giorni.

Sempre negli ultimi anni abbiamo assistito allo scandalo del diesel gate che ha coinvolto il gruppo VW-Audi e che è costato diversi miliardi a questo gruppo. Nonché un inevitabile strascico di polemiche dovuto alla scarsa fiducia che la cosa ha suscitato nei consumatori di tutto il mondo.

Il tema di fondo però che tutto questo ci insegna è che far rispettare le nuove normative anti-inquinamento ai moderni motori benzina non è un problema di così difficile rsoluzione, al contrario invece, per i motori diesel. Fanno fatica a rispettare le normative vigenti e in particolare quelle sulla soglia dei nox. Infatti ormai tutte le case hanno affiancato ai serbatoi carburante quello dell’additivo ad blue. Un sottoprodotto dell’urea che serva proprio a fare da legante per i nox. Riducendone così le emissioni. Per il consumatore questo però è un ulteriore fastidio dato che significa riempire periodicamente il serbatoio con un altro prodotto. Che seppure non ha un prezzo elevato, comunque è un ulteriore prodotto e quindi costo da acquistare.

Tutto questo è ormai chiaro alle case automobilistiche le quali si stanno attrezzando in vista delle nuove norme in arrivo nel 2018. E così assistiamo alle prime dichiarazioni di morte dei diesel.

Tra le prime la Volvo che ha comunicato ufficialmente che dal 2019 non produrrà più motori diesel. E così anche altri importanti gruppi del calibro di BMW e Daimler che hanno dichiarato di prevedere la fine della produzione per il diesel dal 2020-2022.

Siamo sicuri che a ruota seguiranno molti altri gruppi come FCA e il gruppo PSA.

Certo l’Europa in questo è una anomalia dato che solo nel vecchio continente lo sviluppo del motore diesel ha avuto una crescita esponenziale. E da noi in Italia la quota dei diesel rimane superiore al 50% del venduto.

Nel resto del mondo infatti, i motori diesel sono rimasti di uso per i veicoli da lavoro e poco per quelli ad uso privato. Dagli USA agli Emirati sono i benzina a farla da padrone anche per il ridotto costo che i carburanti hanno in tutti i paesi produttori di petrolio.

Tornando al tema della fine dei diesel sul mercato europeo, sarà un cambio epocale per tutti noi. Cambio che si accompagnerà alla presa sempre maggiore sul mercato dei motori ibridi. Cioè quei motori termici affiancati da delle unità elettriche in grado di supportare in svariate situazioni il motore principale. Ad oggi molte case sono avanti nello sviluppo di questi motori. Si pensi a Toyota e di nuovo ai tedeschi in generale. Peraltro come vi avevamo già raccontato in cocasione del salone di Ginevra di quest’anno, proprio il motore elettrico era il fulcro degli stand di molti brand. Porsche addirittura ha in gamma la Panamera più potente solo con motore ibrido. BMW sta costruendo una gamma che va dalla utilitarie alle coupè sportive come la i8 con motore ibrido. Passando da Renault che continua con la ZOE ampliando la capacità e la durata della batterie. E finendo con Tesla che con le proprie splendide auto continua a proporre vetture veloci potenti e super tecnologiche con il solo motore elettrico.

I vincoli sono ancora quelli dei costi dei prodotti spesso elevati e della durata delle battierie. Sul primo aspetto basti pensare che le Tesla si posizionano quasi sempre oltre la soglia dei 70mila e solo adesso è in arrivo un modello più accessibile che comunque partirà da circa35/40 mila. Ma anche vetture meno esclusive come la ZOE appunto, costano comunque oltre 35mila euro. E si tratta di una spesa non alla portata di tutti. Anche mettendo in conto il risparmio derivante dai mancati rifornimenti di carburante. È facile prevedere che il passaggio sarà prima verso i motori ibridi e solo in un secondo momento verso i motori completamente elettrici.

Quanto poi alla durata delle batterie nonché alla ansia derivante dalla paura di rimanere a piedi, siamo ormai a oltre i 400 km dichiarati e spesso anche 500. Reali si tratta di 250/300 km anche con andature un po’ più allegre. Certo siamo lontani dagli 800 km di una moderna diesel o benzina ma è comunque una percorrenza adeguata.

Il futuro è quindi tracciato, serve ancora qualche anno per capire bene i contorni del fenomeno e scoprire chi vincerà questa sfida tecnologica.








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