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Cultura - Cinema e spettacoloStefania Castella

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28 Novembre 2018
Andrea De Rosa: Il mestiere dell'attore e una timidezza mai vinta
di Stefania Castella



Andrea De Rosa: Il mestiere dell'attore e una timidezza mai vinta
Andrea De Rosa
Il teatro, la fiction, il cinema, la scrittura. La forza, la passione. Andrea De Rosa ci racconta del nuovo spettacolo e un po' di sé da quella "Notte prima degli esami" in poi…
«Sono un ragazzo come tanti, con pregi e difetti che cerca di seguire sogni e passioni, che cerca di essere utile a qualcuno con il proprio lavoro». E il lavoro, quello dell’attore, Andrea De Rosa lo ha attraversato con forza e ostinazione, dalla scuola di cinema, agli studi teatrali, alle serate nei cabaret, dove l’esperienza si arricchisce sul campo e ti aiuta ad affrontare quella timidezza che nonostante la scelta di un mestiere che ti espone, ti porti comunque addosso, e un po’ cerchi di smussare.
La scrittura dei testi, di quasi tutti gli spettacoli che cominciano a riscuotere sempre più successo tra il pubblico, fino al ruolo che un po’ la vita te la cambia, quel "Notte prima degli esami" per la regia di Fausto Brizzi diventato un cult, il suo seguito,  le molteplici esperienze in televisione, una su tutte "Distretto di polizia 6", o l’ultima seguitissima per la Rai "Rocco Schiavone 2". Eclettico, sincero, parliamo con lui dell’ultimo lavoro a teatro e l’intervista diventa una lunga chiacchierata sul mestiere dell’attore.
Andrea degli esordi cosa resta nella memoria…
«Ricordo soprattutto la paura, le insicurezze, perché come per tutte le cose, meno conosci, più è difficile districarsi. Fondamentalmente timido, avevo bisogno di mettermi comunque alla prova, perché sentivo che quello che volevo fare era l’attore. Iniziavo nel 2004 alternando agli studi di recitazione, il cabaret nei locali delle periferie romane con testi che scrivevo da solo. Cercavo di esprimere la mia parte brillante, contemporaneamente mi proponevo nei vari festival. Sono arrivato in finale al Premio Charlot, al Festival del Cabaret Emergente e poi è arrivato "Notte prima degli esami." Mi sono autoproposto per quel ruolo grazie a casting che si facevano tramite alcuni mensili cartacei. All'epoca funzionavano forse più di quanto oggi funzioni la rete, che può dare tante possibilità ma anche mascherare tutto»
Per chi comincia un suggerimento può essere importante.
«Il web può essere molto utile per certi versi, per alcuni settori, ma bisogna fare attenzione ai casting, alla serietà di siti e produzioni spesso poco affidabili. Questo è un mestiere non facile e come tanti, soggetto alla precarietà. Un curriculum può essere azzerato da scelte sbagliate. Succede. Ci vuole preparazione, attenzione. Essere informati aiuta a distinguere nella marea di proposte, quella veramente valida»
Nella valigia dell’attore…
«Qualcosa di apparentemente palese, che vale per il lavoro ma anche per la vita privata, che la verità assoluta è nelle cose semplici. Per essere un buon attore ci vuole soprattutto sensibilità. Una parola spesso usata a sproposito ma importante. Essere sensibili è capire chi abbiamo davanti, capire con chi ci rapportiamo, chi si cela dietro una frase. Andare in profondità. Studiare conta, ma se non hai sensibilità nel caso del mio mestiere, non puoi convincere chi ti sta davanti»
Un mestiere che si impara via facendo…
«Si impara studiando, le scuole servono e vanno scelte con attenzione ma si impara soprattutto sul campo. Oggi per colpa di talent e reality è facile confondersi e scegliere lo spettacolo con l’illusione che sia solo sfarzo, in realtà c’è la fatica dietro. Chi lo vive da dentro, conosce le difficoltà di un lavoro in cui se regali emozioni vere, sincere, queste ti ritornano indietro quadruplicate. Quando succede, è la soddisfazione più grande. L’emozione più forte»
Cinema, teatro, televisione, cosa ti calza di più?
«Non potrei fare una scelta, il teatro è indubbiamente una palestra fondamentale (e proprio in questa prossima stagione occuperà quasi tutto il mio tempo), ma dovendo rispondere, direi il cinema per tanti aspetti. Come spettatore il linguaggio cinematografico mi trasporta altrove; da attore tecnicamente mi permette di concentrarmi, di ripetere, di stare su una scena per renderla al meglio».
La prossima stagione teatrale come dicevi, sarà molto ricca. Dicci qualcosa dello spettacolo che comincerà tra poco…
«Si "Qualcuno di troppo" per la regia di Flavio Marigliani, in scena dal 29 novembre al 9 dicembre al Teatro degli Audaci. Intelligente, divertente, è un po' a metà tra commedia italiana e inglese. Io sono Renato, brillante, buffo ma anche subdolo. Sono amico intimo di una coppia, di entrambi, uno all'insaputa dell’altro. Da ambedue riceverò un invito a cena per festeggiare il settimo anno di infelicità coniugale, parteciperò per coltivare amore, affetto, per soddisfare la sfera sessuale, e anche per opportunismo, essendo i due una coppia benestante, e io assistente di lui che fa il medico. Insomma sono un tipo in cerca di un buon accomodamento. Non è una commedia dalla risata grassa. Non è una commedia fine e a sé stessa, sorridi dentro, gustandoti la situazione quasi surreale»
Futuro immediato…
«Ci sarà per la Rai Maremmamara per la regia di Lorenzo Renzi, una commedia in cui ho un ruolo abbastanza importante. Oltre l’appuntamento al Teatro degli Audaci, sarò il 7 marzo con uno spettacolo dal titolo ancora provvisorio: "Vitalico Bulimico" al Teatro Parioli. Ad aprile all’Altrove Teatro Studio con "La stanza delle piume viola" il primo spettacolo degli otto che ho scritto, di timbro drammatico. Scritto insieme ad Edoardo Bonini e Nicola Papagno»
Da qui a dieci anni come ti vedi invece…
«Spero di vedermi con una famiglia, e di continuare a fare quello che mi piace, di sentirmi in qualche modo appagato, realizzato. Non solo con il mio lavoro»








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